TRENT’ANNI BEN PORTATI

 

Sabato pomeriggio d’aprile, il meteo fa convergere a Perino tante persone, almeno cinquanta, molti di provenienza milanese, visto il meteo poco clemente con gli arrampicatori lombardi nelle zone a loro vicine.

Un ragazzo (ad arrampicare siamo ancora tutti ragazzi anche se l’anagrafe magari obbietterebbe qualcosa) mi chiede da quanti anni si arrampica a Perino?

Allora vado indietro nel tempo, penso un po’, e più’ o meno sono trent’anni!

Ricordo il pomeriggio autunnale in cui con Francesco, caro amico conosciuto nel periodo del servizio civile, ho arrampicato a Perino per la prima volta.

Francesco possedeva una corda, forse da quaranta metri, allora andava così; ma soprattutto era in grado di portarla fino alla catena.

Così io, Giovanni ed altri amici, grazie a Francesco passammo ad una nuova dimensione nella nostra passione per la montagna.

Quel pomeriggio lo ricordo ancora, emotivamente per me valse un personalissimo monte Everest.

Avevo provato, in qualche modo ero salito e da allora, con qualche periodo di sosta, l’arrampicata mi regala ancora benessere e felicità.

Ne è passata di acqua…nel Perino, alle volte davvero tanta, e tanti sono stati i sassi e la ghiaia che con Davide abbiamo buttato sotto la parete quando l’acqua non permetteva di partire all’asciutto sulle vie del settore in cui vennero chiodati i primi tiri, proprio nel greto del torrente.

Non e’ mai mancato il fenomeno che ci diceva che con una ruspa in un attimo si sarebbe sistemato il tutto; grazie noi non lo sapevamo magari se nel frattempo avesse anche lui contribuito non sarebbe stato un aiuto sgradito.

A Perino il lavoro non finisce quando un tiro e’ chiodato, non siamo, purtroppo a Finale o in valle dell’Orco, i tiri devono essere sempre ripuliti, quindi via ciuffi d’erba, via la terra e poi fare cumuli di ghiaia alle partenze dei tiri, quando il torrente decide di andare dove vuole lui.

Il lavoro (di pochi) rende a tanti, chi viene di solito torna ed un motivo ci sarà, in ogni caso per i forestieri gutturnio e tortelli sono un ottimo richiamo.

Dopo tanti anni e tantissimi chilometri di macchina, per andare in falesie o montagne sempre nuove, diciamo che un po’ mi sono stancato, e ci ho messo del mio perchè la falesia di casa fosse il più possibile gradevole.

Penso che ne sia valsa la pena, tanto lavoro condiviso con Davide e poi le info ad Eugenio (….abbiamo ripulito vecchi tiri ormai ricoperti dalla vegetazione, ora servi tu armato di pazienza, trapano e fix).

Per fortuna Eugenio e’ riuscito a coinvolgere nei lavori un gruppo di giovani leve, così è garantito il ricambio generazionale.

Che ci possiamo fare, siamo gente di pianura e la roccia la dobbiamo

conquistare, se pensiamo al titanico lavoro di Lucio e amici vari alla Rocca del Prete.

Facciamo concorrenza agli olandesi, loro hanno strappato la terra al mare, noi abbiamo tirato fuori quel poco di roccia presente in provincia da terra e vegetazione.

Poi qualche disputa sui gradi, girando si trovano 6a che in confronto farebbero di Funghetti scintillanti un 6a+, anche un po’ stretto, ma si sa che sui gradi ognuno dice la sua…. e si aprirebbe un discorso infinito.

Piacenza, 14 aprile 2019, in una domenica di pioggia.

Vittorio

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