PILLORI, SORELLA MINORE MA NON INFERIORE

Ancora prima delle quote rosa, il mondo dell’arrampicata decise che l’arrampicata girasse al femminile.

Quindi si scalava una parete, si andava in palestra (all’inizio le falesie si chiamavano così) ora si va in falesia.

Chissa’ se non ci fosse un desiderio piu’ o meno conscio degli arrampicatori (le arrampicatrici, purtroppo, arrivarono ben dopo e per me, addirittura, fuori tempo massimo) di mettere comunque le mani su … qualcosa in cui l’artico che le precedeva era sempre al femminile (i seguaci di S.Freud ci facciano sapere; Virginia, psichiatra ed arrampicatrice coordini il gruppo di lavoro).

Tornando a Pillori dico che e’ una gran bella falesia.

Per  fortuna la roccia rimane piu’ pulita che a Perino (non ci sono, come invece, a Perino, pendii sopra che fanno inesorabilmente scivolare terriccio sui tiri) e quindi quando vado con Davide sia arrampica e si pulisce poco (Davide, invece, solo soletto, ha fatto un gran lavoro realizzando tanti bei gradini al pendio che rimane sotto ai tiri in basso).

A Pillori ci sono belle fessure (e anche qui un pensiero verso il pianeta donna ci puo’ scappare), ci sono belle placche, oramai ci sono abbastanza tiri (o vie, se vogliamo mantenere costantemente il femminile) per far passare una piacevole giornata di arrampicata tanto al (quasi) principiante che a chi si destreggia sul 6c.

Chi ha iniziato ad arrampicare con l’avvento del free-climbing ormai e’ potenzialmente nonno, così nelle guide d’arrampicata sono comparse le indicazioni se la falesia sia adatta per le famiglie ed i bambini come luogo  piacevole per una  giornata all’aria aperta.

Pillori non fa parte di queste, non tanto per il sentiero un po’ scosceso, seppur breve, ma per i nomi delle vie che l’amico chiodatore utilizzo’.

Diciamo che sono un po’ proibiti e se se ci andrete con bambini curiosi sarete tormentati con domande sul perche’ un tiro si chiama due palle e una riga, uno oltretromba, uno coito ergo sum  e le altre vie ricalcano sempre lo stesso tema.

Alcune volte, penso che Eugenio, che in montagna ha fatto tanto e nonostante l’amico celebre Maurizio che avrebbe potuto presentarlo,  con questi nomi si e’ comunque vietato l’ingresso nel CAAI; per un potenziale  accademico un poco di serieta’ e’ d’obbligo e chissa’, se in separata sede, non sia stato anche sgridato da Lucio.

Che storia quella dei nomi delle vie.

Circa vent’anni fa, mia nipote Camilla, quando passava qualche ora a casa mia si divertiva un sacco quando le leggevo i nomi di alcune vie d’arrampicata.

Margherita che pizza (Finale), Gastone passami il sapone,   Agnese passami la maionese, Gatto di marmo,Io climber- tu Jane (Lecco), Camilla si  preoccupava che il Toto (il nomignolo che mi aveva attribuito, un Vittorio semplificato per bambini, ma che ancora adesso usa) facesse un’attivita’ che le sembrava pericolosa e che visti i nomi dei tiri fosse un po’ da fuori di testa…

Camilla ha poi studiato psicologia, penso che dallo zio abbia avuto lo spunto per buone domande sulla normalita’ (a lei, comunque i nomi delle vie di Pillori non furono mai raccontati) si e’ appassionata alla musica e chissa’ se oggi trovera’ interessante sapere che a Finale c’e’ una via che si chiama Occhi dolci per Frank Zappa.

Piacenza, 26 maggio 2019, in un’altra domenica di pioggia, Vittorio.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*