CAVALLERIZZI IN MISSIONE – SAN VITO LO CAPO

Nel mese di novembre il nostro Marco “Padella” Rossi ha fatto una breve ma intensa visita alle falesie di San Vito Lo Capo. Vi proponiamo il racconto e le immagini che ci ha inviato e che descrivono l’esperienza in terra sicula.

 

RIPORTANDO TUTTO A CASA

Mentre le ali dell’aereo tagliavano le nuvole, pensavo a quello che San Vito lo Capo, un paesino  della  Sicilia più mediterranea, avrebbe potuto offrirci.

Cercavamo roccia e sole, due cose semplici ed essenziali di cui sentivamo la mancanza.
Lasciavamo Bologna e le sue piogge per scovare tramonti rossi in contrasto con il blu del mare.
Il compagno di viaggio questa volta è Pietro, un arrampicatore davvero in gamba, con un’esperienza ventennale da invidiare nonché una persona carismatica e solare.

Sono stati 5 giorni intensi dove il fantastico clima siciliano  ci ha permesso di rimanere attaccati alla roccia fino a pomeriggio inoltrato, a provare tiri bellissimi tra le scogliere lunari di San Vito ed il suo selvaggio entroterra.
Abbiamo visitato numerose falesie di cui la più spettacolare è sicuramente “La Cattedrale nel deserto”, un settore che fa parte delle pareti nord del Monte Monaco che sovrasta il paese.
Muro tra i più belli che abbia mai visto, un calcare rosso lavorato a canne e concrezioni con dei monotiri che arrivano fino a 60 metri!
Qui, il buon Pietro, ha trovato il suo paradiso ed esaltato com’era, ha scalato a vista  due 7a+: “E’ un mondo difficile”“Assassinio nella cattedrale”; inoltre ha salito in due tentativi “Toro scatenato”, bellissimo 7a+ chiodato dai nostri climber piacentini preferiti Eugenio Pinotti ed Antonio Nani.

 

Pietro Donatini su “E’ un mondo difficile”, 7a+

 

Abbiamo girato e scalato in lungo e in largo la scogliera di San Vito visitando numerose falesie quali: la “Scogliera di Salinella”, il “Bunker”, la “Grotta del cavallo”, il “Campo base”, la “Grotta dei santi”, tutte quante con particolarità proprie proponendo una scalata mai banale.

Tra le tante vie provate qui, due sono quelle che più mi hanno colpito e che consiglierei di provare a chiunque passasse da quelle parti :
La prima si trova al settore bunker, e si chiama “Il ritorno dei nomadi”, 6c+. Un 6c+ spaziale: estetica e movimento in un muro compatto di calcare bianco, a picco sul mare.

 

Scogliera di Salinella, settore “Bunker”

 

La seconda invece è un 7a+/7b che percorre 30 metri ai margini di una grotta, esposta direttamente sulle onde del mare.
La via si chiama: “Balù, Yoghi e Bubu” e si trova alla “Grotta del cavallo”.
Nervi saldi per la chiodatura molto distanziata (ma non pericolosa) e buoni avambracci per resistere su canne e concrezioni sono la ricetta perfetta per questa esperienza fatta a via.

 

Marco “Padella” Rossi alla Grotta del Cavallo

 

Nel selvaggio entroterra invece abbiamo scalato in una falesia chiamata “Crown of Aragon”: strapiombi a canne e concrezioni su muri di calcare rosso da favola, immersi tra i profumi ed i colori della macchia mediterranea.

 

Crown of Aragon

 

Era da tempo che non vedevo il sole tramontare sul mare come quello visto sulle scogliere di San Vito: pura magia.
Ed ora che le ali tagliano le nuvole, ripenso a tutto quello che in poco tempo abbiamo passato, tra roccia e mare.
Torniamo verso Bologna con le pile ricaricate e con in tasca un po’ di sole siciliano che ci aiuterà a sopravvivere al  grande inverno emiliano; come cantavano i grandi Modena City Ramblers: “Riportando tutto a casa”.

 

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