CAVALLERIZZI IN MISSIONE – MARGATRIP 2019

Gli auguri di buone feste e un felice e sereno 2020 ve li facciamo pubblicando il resoconto del recente viaggio a Margalef di Nicolas Cioffi e Simone Antuzzi.

Auguri a tutti!!!

Panoramica dal settore Raco de Espadellas

Questo viaggio è nato come idea tra amici la scorsa primavera, e dopo sei mesi si è concretizzato per me in una delle esperienze scalatorie e umane più significative degli ultimi anni.

Margalef sintetizza in una valle poco abitata della catalunya tutto quello che per me è l’arrampicata: viaggiare, conoscere gente, salire linee dure e bellissime. Per questo viaggio siamo partiti in tre: i primi giorni è stata con noi Wafa, un’amica ligure, poi siamo rimasti solo io e Simone.

Wafa su “Devora” 8a, al settore Laboratori

Descrivere tutte le vicende di questo viaggio credo sia pressoché impossibile, ma tutto è iniziato con una sveglia rimandata per due ore e un conseguente essere in ritardo ancora prima di partire, un viaggio di 18 ore fra pause, ricerche di stazioni gas metano che in Francia sono dismesse o inesistenti e un arrivo a Margalef per le 2 di notte. La prima notte è passata affianco al cartello di inizio paese dormendo nella multipla camperizzata che quando siamo a scalare diventa la nostra casa. Dal secondo giorno in avanti abbiamo dormito al settore Laboratori, uno dei più famosi di Margalef, sul lato della strada che costeggia il settore in prossimità di una grotta.

Nicolas su “Devora cordes” 8a, al settore Laboratori

La nostra routine per circa tre settimane è stata questa: sveglia alle 8 circa e colazione, tappa mattutina al Cafè Vernet con uso del bagno, corrente elettrica e caffè; verso le 11 ci recavamo in falesia e scalavamo fino a buio, tornavamo al nostro campo base e mangiavamo cucinando nella grotta (ha ospitato negli ultimi dieci giorni la nostra tenda montata sopra ad un comodo materasso trovato in discarica…). Facevamo poi tappa serale al Café Vernet per caricare telefoni e le frontali, conoscere altri scalatori, fare una doccia e bere qualcosa di caldo e poi tornavamo alla grotta e dormivamo.

Simone su “Especial Caballeros” 8a, al Raco de Espadellas

L’idea di non prendere un appartamento o stare in ostello è nata dal fatto che io e Simone abbiamo preferito scalare per 20 giorni anziché per 7/8 con il budget che avevamo. Venti giorni così non son facili, la motivazione deve essere tanta, ma se quello che importa davvero è “scalare”, durante un’esperienza così in un posto così, gli stimoli positivi che si ricevono ogni giorno da altri climber e dall’ambiente sono infiniti.

Credo che lo spirito di gruppo che abbiamo creato in primis io e il mio socio e poi con gli altri local o viaggiatori come noi sia stato alla base di un’esperienza così intensa, perché quello che ci unisce è una visione comune di come vivere questo sport come stile di vita.

Facce da climber al settore Raco de Espadellas

INFO PRATICHE:

Il percorso Piacenza – Margalef è di circa 1130 km, percorribili in circa 11 ore di autostrada fino all’uscita l’Albi dopo Barcellona; benzina, diesel e gpl si trovano ovunque lungo il percorso ma gli ultimi distributori sono in autostrada e all’uscita di essa conviene subito fare il pieno. Il gpl si trova in autostrada lungo tutto il tragitto mentre per il metano conviene farlo prima di partire, ad Imperia, a la Jonquera appena si arriva in spagna e a Sant Sadurnì d’Anoia dopo Barcellona. In Francia ho girato varie stazioni di metano senza successo (usare app PitPoint per trovare i distributori).

Conoscenza occasionale su “Doctor Feelgood” 8a, al settore Cova Soleiada

Il paese di Margalef è piccolo ma ha un mini market, vari bar e posti per dormire. Ottimo punto di ritrovo per mangiare il Cafè Vernet.

I settori che ho frequentato e in cui abbiamo scalato sono: Laboratori (vie corte e brutali in strapiombo), Cova Soleiada (ogni genere di vie) e Raco de Espadellas (ogni genere di vie) che è  il settore che mi è piaciuto di più e anche il più caldo. Il clima era freddo ma le condizioni erano quasi sempre PERFETTE. Girando i vari settori si trovano vie per ogni livello, la chiodatura è ottima e mai eccessivamente lunga ma qualche volta conviene premoschettonare i primi due fix.

La roccia è conglomerato di qualità eccezionale ricco di buchetti e pinze ma non mancano colate di calcare e intere vie su canne.

Roba forte: Buster Martin su “First lay” 9a+

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