CAVALLERIZZI IN MISSIONE – TRA MARE E MOZZARELLE

Con l’inizio del nuovo anno riprendiamo a pubblicare i racconti dei nostri Cavallerizzi. Questa volta è il turno di Elia Agosti e Giada Girelli, che hanno passato il capodanno intorno alle belle falesie di Sperlonga.

 

Spesso ho viaggiato lontano e anche molto lontano per arrampicare in posti da “cartolina” ma per assurdo in Italia non sono mai andato oltre Camaiore. Quando stavo a Londra spesso condividevo la corda con un ragazzo che a Sperlonga ha mosso i suoi primi passi verticali. Non so quante storie ho sentito di quegli anni ’80 Romani e di quelle falesie allora inesplorate.

E così, finalmente si presenta l’occasione di andare oltre Camaiore. Io e Giada (la mia fidanzata) abbiamo due cari amici con i quali abbiamo condiviso un bellissimo viaggio a Finale; lui (Sam) è inglese e lei (Giulia) è di Roma. Ci propongono una fine dell’anno a Sperlonga e senza nemmeno pensarci accettiamo.
Così il 30 dicembre carichiamo la mia Megan e ci muoviamo verso sud; prima tappa l’Argentario, volevamo spezzare il viaggio e decidiamo di passare una notte nella nostra semicamperizzata macchina. D’estate credo sia grande meta turistica, ho letto che ci deve essere anche una falesia. Posto estremamente selvaggio, trovare un posto libero dove dormire è stato un gioco da ragazzi soprattutto per dei BarbaClimber come noi, dove parcheggi è già casa.


Passata una notte a temperature davvero basse (-2) e con il materassino che si è sgonfiato alle 4 del mattino riprendiamo il nostro viaggio. Ancora 3 ore e saremo a San Felice Circeo, dove Giulia possiede una bellissima casa in riva al mare.

Non vedevamo Giulia e Sam da qualche mese, è stato un enorme piacere rivederli e abbiamo speso il 31 tra chiacchere, vino, pizza, verdure e vino….altro vino…
Consiglio a tutti un vino super local chiamato Oppidum, Moscato di Terracina. Un bianco davvero gustoso.
Così il primo dell’anno ci svegliamo relativamente presto (Terracina ha decisamente vinto per i fuochi no stop) e dopo una sostanziosa colazione ci muoviamo verso Gaeta, dove si trovano le falesie di Sperlonga. Tra San Felice e Gaeta gli scenari sono incredibili, il mare è favoloso e il sole riscalda gli animi rendendo la nebbia padana un lontano e brutto ricordo.

Per chiunque andasse a scalare dalle parti di Gaeta consiglio vivamente di parcheggiare al ristoro da Guido, il proprietario è davvero amichevole e ha un occhio di riguardo per i climbers, lascia il suo parcheggio a disposizione gratuitamente. Ci sono docce (a gettoni) e bagni, fermarsi a dormire con il furgone non è un problema. Ovviamente se vai a Sperlonga non puoi non mangiare la caprese di Guido, mozzarella di bufala e olive, mi viene la bava alla bocca solo a pensarci.


Per il primo giorno abbiamo deciso di arrampicare alla falesia del Chiromante. Gradi un po’ per tutti, tiri corti e lunghi, 93 vie dal 3a al 7b+; la tipologia di roccia è calcarea, qualcosa a gocce e qualcosa a buchi e svasi, insomma la varietà è abbastanza garantita. L’avvicinamento dal parcheggio alla falesia è davvero corto, una decina di minuti e una salita alle volte un po’ esposta. A un minuto dalla Falesia del Chiromante ci sono altre falesie tra le quali: Avancorpo di sinistra, Avancorpo di Destra, il Castello Invisibile e tutta la Fascia superiore. Insomma ci sono abbastanza tiri per almeno qualche mese di scalata. Sulle vie che abbiamo provato ho trovato che la chiodatura è ben curata, non troppo distanziata e soprattutto molti dei tiri sono di recente “ristrutturazione”, quasi tutte le vie sono a resinati.
Una cosa da non omettere è che girandosi il mare è li, immobile che ti guarda riflettendo il sole diritto sulla tua pelle. Arrampicare il primo di gennaio in maglietta e pantaloncini non ha prezzo.

Finita la giornata arrampicatoria seguiamo il sentiero che ci porta direttamente sulla spiaggia, così da goderci un bellissimo tramonto sul mare prima di rientrare a San Felice.
Sulla strada del ritorno Giulia ci ha consigliato una breve visita al paese di Sperlonga; è davvero suggestivo girare per quelle viette strette, percorribili solo a piedi, immaginandosi Ulisse entrare nel palazzo della maga Circe alla ricerca dei suoi compagni e ancora pensando agli abitanti del posto mentre si difendevano dalle soventi incursioni dei Saraceni durante il sesto secolo. Insomma Sperlonga non è solo scalata, c’è molto di più.

L’indomani Giulia ci porta a Bassiano, un’altra falesia più nell’entroterra, direzione Latina. 46 tiri tra il 4a e l’8a+, qui il calcare è davvero tagliente e frequenti sono le imprecazioni per il dolore; le vie più gettonate sono abbastanza unte, ma ancora decisamente arrampicabili. Anche questa è una falesia davvero bella, arrampicata atletica e di forza, immersa tra ulivi selvatici e ben lontana dalla civiltà. L’unica pecca è il poligono a poca distanza, abbiamo sentito sparare tutto il giorno. La bellezza della vallata è incredibile e ancora abbiamo arrampicato in maglietta tutto il giorno.
L’ultimo giorno l’abbiamo speso ancora a Sperlonga, per poi ritornare verso la nebbia padana nel pomeriggio.

Questo breve viaggetto nel Lazio mi ha lasciato a bocca aperta, ci sono tante cose che mi sono piaciute ma soprattutto mi hanno davvero colpito le persone, davvero aperte a nuovi incontri e ben disposte verso i forestieri. La quantità di falesie è incredibile, molte di più di quelle che mi aspettassi, sicuramente tornerò per più giorni, vorrei vedere ancora così tanto e non mi riferisco soltanto alla scalata. Storicamente ci sono così tante perle che sicuramente non si fa fatica a trovare qualcosa da fare nei giorni liberi.
La guida che comprerei per il Lazio si chiama “In cerca di Guai 3” di Piero Ledda.

Vorrei concludere ringraziando Giulia e Sam, che come sempre si sono rivelati degli ottimi amici, con i quali è un piacere andare a scalare. Spero vengano presto a trovarci a Piacenza, mi piacerebbe moltissimo condividere qualche salita sulle falesie Piacentine per poter condividere quel “senso di amicizia” che Oviglia ha ben descritto sulla prefazione della nuova guida Aemilia. Non sono tanti anni che scalo, credo 5 quest’anno, ma ho viaggiato molto per poter vedere posti assurdi dove poter provare tiri dai quarti ai sesti, ho avuto paura molte volte e mi sono divertito tante altre, ma una cosa è rimasta sempre fissa: le persone. Quando scali non sei mai solo, c’è sempre qualcuno che condividerà la tua salita o qualcuno che semplicemente la supporterà, ci sarà qualcuno che ti porterà a casa quando sarai troppo ubriaco o qualcuno che ti soccorrerà quando non potrai togliere un rinvio sul passo chiave che non riesci a risolvere. La scalata per me non è altro che una profonda amicizia e amore per la vita, la scalata è condivisione, la scalata è conoscere persone che hanno la tua stessa voglia e foga di scoprire posti nuovi, di viaggiare, di prendere le decisioni sbagliate e pagarne le conseguenze. Non condividerò mai la mia corda con qualcuno che pensa solo alla performance, che pensa solo a se stesso, che pensa che un numero e una lettera lo rendano migliore di me e di tutti gli altri. Per questo amo la piccola comunità che mi sono creato attorno, una comunità di amici, che saranno sempre con te anche i giorni in cui hai paura e non riesci a tirare un 5b, anche i giorni in cui trascini tutti in una falesia di merda, anche i giorni in cui non vuoi scalare. Giulia e Sam sono amici fantastici senza i quali non avrei mai spinto la mia Megan fino a Sperlonga e per questo sono grato di averli conosciuti e condiviso la mia corda con loro. La mia conclusione è che puoi tirare le tacche più piccole del mondo ma le tue dita eventualmente ad un certo punto della tua vita si spaccheranno e l’unica cosa che ti rimarrà sarà solo il vuoto che c’è tra uno rinvio e l’altro.

Andate in Lazio, ne vale davvero la pena.

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